TREKKING ALLA DIGA DEL GLENO: IL SUONO DEL RICORDO

Una gita in Val di Scalve per vedere i resti della diga del Gleno: un percorso sul sentiero Cai 411 in bilico tra paesaggi mozzafiato ed il ricordo di una delle più grandi tragedie avvenute in terra bergamasca.


Chi mi segue sa che questo blog ha una sezione dedicata alle destinazioni musicali: musei, città o itinerari che in qualche modo c’entrano con la storia della musica ed i suoi protagonisti, ma a volte non serve nemmeno cercare chissà dove o avere a disposizione un paio di cuffie per sentire quella melodia che ci entra dentro come un fiume in piena.

Sto parlando di luoghi lontani dalla giungla urbana,dove è possibile ascoltare il suono più armonico di tutti: quello della NATURA.

Sulle Orobie bergamasche, in Val di Scalve, c’è però un posto molto particolare, dove torno sempre volentieri. Qui la ballata del fruscio dell’acqua unita al canto degli uccelli e al vento fra gli alberi, si mescola ad un qualcosa di più profondo, ad una melodia cupa che sembra provenire dai resti della diga che dominano il paesaggio.

Un’ampia vallata quella della Diga del Gleno, posta a 1500 mt di altitudine ai piedi dell’omonimo monte, immersa nella quiete del paesaggio montano, ma al tempo stesso soffocata dal peso di quel che è rimasto della mano dell’uomo.

Un luogo carico di suggestione e di significato, con il rudere della diga che, con la sua ferita, sta lì a ricordarci la tragedia di una mattina.

Uno squarcio tra le imponenti mura: quel che basta per farci capire che madre natura tanto può darci, quanto può toglierci, soprattutto se ci approcciamo ad essa con superficialità.

E guardando ciò che rimane della diga si può quasi immaginare il suono tonfo e terribile che quel giorno ha bruscamente interrotto la dolce melodia della paesaggio montano.

I ruderi della diga del Gleno

IL DISASTRO DELLA DIGA DEL GLENO

La costruzione della diga iniziò nel 1916: si preannunciava un’opera ingegneristica all’avanguardia per l’epoca poiché la parte bassa era costruita con la tecnica “a gravità” mentre quella alta “ad archi multipli”, costituendo così l’unico esempio di diga mista al mondo.

La sua realizzazione si era resa necessaria per sopperire alla mancanza di combustibili fossili e fronteggiare così la crescente richiesta di energia elettrica nell’immediato dopoguerra.  Sulla carta, la diga, terminata nel 1923, aveva quindi tutti gli attributi per diventare una delle infrastrutture più importanti d’Italia. Cento metri di altezza, duecentosessanta di lunghezza e un bacino di sei milioni di metri cubi di acqua incanalata dai torrenti Povo e Nembo.

Ma dopo soli tre mesi dal termine della sua costruzione, la diga presentava già i primi problemi: copiose perdite si potevano intravedere tra la parte a gravità e quella ad arco, tanto che quest’acqua veniva recuperata a valle per la produzione notturna di energia.

Nell’autunno del 1923 la pioggia cadde incessante sulla Val di Scalve ed il bacino nel giro di poco tempo si riempì fino a raggiungere il massimo della sua capienza.

Il 1° dicembre dello stesso anno stava ancora piovendo quando, le voci incessanti che circolavano in valle circa la sua mal costruzione e i risparmi sul materiale impiegato, si rivelarono tutt’altro che prive di fondamento.

Alle ore 7,15 del mattino, il guardiano, uscito per il solito giro di controllo, vide una grossa crepa che tagliava in due le pareti della diga capendo subito che il collasso era ormai imminente. Pochi istanti dopo tutta la parte sinistra della struttura crollò liberando i sei milioni di metri cubi d’acqua.

Dapprima la valle sottostante fu investita da un fortissimo vento umido, poi dalla violenta onda che, acquisendo forza tra le strette pareti rocciose, travolse i paesi di Bueggio, Dezzo, Angolo e Darfo, spazzando via ogni cosa sul proprio cammino, per poi terminare la sua corsa nel Lago d’Iseo. 45 minuti di distruzione e morte che costarono la vita a circa 360 persone (il numero di vittime accertate), mentre molti dei dispersi non vennero mai ritrovati.

Il giorno seguente giunsero sul luogo della tragedia il re Vittorio Emanuele II, il procuratore e persino Gabriele d’Annunzio. Il processo che ne seguì si risolse praticamente in un nulla di fatto e in condanne molto blande, poiché, come spesso accade, i rimpalli di responsabilità e i rinvii ebbero la meglio sulla giustizia.

La tragedia del Gleno è tornata alla ribalta solo negli ultimi anni in occasione del novantesimo anniversario da quella tragica notte e grazie ad alcune opere artistiche e teatrali che rispolverano la memoria, anche se per noi bergamaschi il modo migliore per non dimenticare è salire fin lassù ed ascoltare il triste suono del ricordo.

Diga del Gleno
La diga dal sentiero

COME ARRIVARE ALLA DIGA DEL GLENO

PERCORSO PER LA DIGA DEL GLENO: IL SENTIERO CAI 411

Per raggiungere la diga avete due opzioni che sostanzialmente dipendono dal vostro livello di allenamento e di resistenza. Entrambe comunque prevedono un trekking che percorre il sentiero Cai nr. 411 che parte da Vilminore di Scalve ( 60 km da Bergamo) e/o dalla frazione Pianezza.

RAGGIUNGERE LA DIGA DEL GLENO DA PIANEZZA

Se volete dedicarvi ad una camminata medio-facile di tipo escursionistico ( adatta anche a famiglie, solo se i bimbi sono già abituati a camminare in montagna) arrivate in auto a Vilminore di Scalve e dalla Piazza Giovanni XXIII, davanti al municipio, prendete la navetta che vi porterà alla frazione Pianezza, distante circa 3km.

Il costo della navetta a/r è di 4 euro ed è attiva solo durante la bella stagione.

PER INFO SU DATE E ORARI DELLA NAVETTA >>CLICCATE QUI

Nelle date in cui la navetta non è attiva, assicuratevi che la strada tra Vilminore e Pianezza sia aperta per poter parcheggiare direttamente alla frazione.

A Pianezza il sentiero 411 parte in Via Bet, in prossimità della chiesa, vicino ad una fontana. Un volta superati ampi prati ed alcune baite si raggiunge la mulattiera con la quale ci si inoltra nei boschi iniziando la salita. Dopo circa una mezz’oretta di tornanti un po’ ripidi, il sentiero diventa pianeggiante e panoramico, con diversi tratti scavati nella roccia.

Tempo di percorrenza: 1 ora circa. Percorso ben segnalato.

RAGGIUNGERE LA DIGA DEL GLENO DA VILMINORE DI SCALVE

Se invece siete abituati a camminare in montagna e non temete qualche fatica in più, potete parcheggiare l’auto a Vilminore di Scalve e a piedi imboccare la strada in salita proprio accanto alla chiesa principale del paese.

Risalendo parte nel bosco e parte in strada, raggiungete in una quarantina di minuti la frazione di Pianezza e da lì seguite il sentiero sopra descritto.

Tempo di percorrenza totale: circa 2 ore.

Il sentiero 411 nel tratto panoramico

COSA FARE ALLA DIGA DEL GLENO

Una volta giunti sul posto il paesaggio che vi apparirà sarà mozzafiato: il monte Gleno, il laghetto formatosi dopo il disastro, i ruderi della diga e frontalmente un’ampia visuale sulle Prealpi Orobiche.

Immersi in questo scenario potrete trascorrere la giornata svolgendo varie attività tra le quali:

  • documentarsi sulla storia della diga grazie ai numerosi pannelli informativi;
  • esplorare tutta la zona del laghetto alimentato dal ruscello;
  • ammirare tutto il panorama ed in particolare la vetta regina delle Orobie, la Presolana, che appare proprio frontalmente alla diga;
  • rilassarsi/fare un picnic sull’ampia distesa di prati circostanti il laghetto;
  • salire con prudenza sui ruderi della diga;
  • scoprire la flora e la fauna locale ( non di rado in estate la zona è frequentata dai pascoli di mucche e vitelli che si lasciano avvicinare dagli escursionisti)
Piacevoli incontri alla diga
Laghetto del Gleno
Laghetto Gleno

DOVE MANGIARE ALLA DIGA DEL GLENO

Per l’escursione alla diga potete decidere di portare il pranzo al sacco oppure di rifocillarvi servendovi direttamente al chiosco Gleno aperto solo durante la bella stagione. Vi attende vasta scelta di panini con formagella, salumi, formaggio fuso oltre deliziose torte fatte in casa, bibite, birre, caffè ad amari.

I posti a sedere sui tavoli esterni non sono moltissimi, ma potete tranquillamente usufruire degli enormi prati circostanti e godervi il pranzo circondati da un paesaggio mozzafiato.

COSA PORTARE E COME VESTIRSI PER IL TREKKING

Il trekking alla diga del Gleno richiede il classico abbigliamento escursionistico: scarponcini alti non troppo pesanti, pantaloni comodi, una maglietta (meglio se termica), una felpa per fronteggiare la frescura in quota e un buon k way per eventuali e repentini cambi di meteo.

Non dimenticate di mettere nello zaino dell’acqua fresca e delle barrette energetiche che vi verranno utili durante la salita.

Lo squarcio nella diga

I DINTORNI DI VILMINORE: COSA VEDERE IN VAL DI SCALVE

Oltre alla Diga del Gleno, la Val di Scalve offre ai suoi visitatori molte altre attrazioni tra le quali segnalo:

  • Le cascate del Vo‘: un salto di 25 metri immerso nei boschi della Valle del Vo’, a poca distanza dall’abitato di Schilpario;
  • Le miniere di Schilpario: un viaggio attraverso le antiche gallerie dismesse dei vecchi giacimenti minerari della zona ;
  • La latteria sociale montana di Scalve: un’istituzione dell’arte casearia montana con uno spaccio fornitissimo aperto al pubblico anche la domenica;
  • Il Palazzo Pretorio di Vilminore di Scalve: la storica sede della comunità montana di Scalve che qui si riunisce dall’anno 1000.
Vilminore di Scalve

Comments

  1. Jules Rispondi

    Che luogo stupendo e quanto è imponente la diga, non l’avevo mai sentito!

    • Nicoletta Rispondi

      La diga, pur avendo quello squarcio, sovrasta il paesaggio e lo rende ancor più affascinante a mio parere…

  2. Fabio Rispondi

    Bellissima questa escursione tra le valli bergamasche. L’ho fatta da piccolo e mi piacerebbe moltissimo ritornarci

    • Nicoletta Rispondi

      Per me rimane uno dei posti più suggestivi delle nostre valli:)

  3. Marilù Rispondi

    Siamo partiti con il melodioso suono della natura per arrivare man mano al suono della tragedia, terribile. Mi piace com’è scritto questo articolo Nicoletta, mamma mia fa paura quella diga non oso immaginare il terrore della gente in quei momenti 😔poi come spesso accade nessuno paga seriamente.

  4. Daniele & Marilena Rispondi

    Non eravamo a conoscenza di questa tragedia…
    Grazie per tutte le info che hai inserito nell’articolo e, soprattutto, grazie per averci fatto scoprire questa zona della bergamasca a noi totalmente sconosciuta!

    • Nicoletta Rispondi

      è sempre un piacere far conoscere posti nuovi a chi non è della zona:)

  5. Viola Rispondi

    Non avevo mai sentito parlare di questo posto! Il paesaggio è stupendo e credo che fare un picnic in riva al lago sia il top! Concordo sul suono più armonico: quello della natura! 🙂

  6. Elina Rispondi

    Siamo molto curiose 🙂 è da qualche mese che non facciamo un’escursione così e ci hai dato un’ottima idea ^__^
    La tua foto in mezzo agli animaletti e alla natura è stupenda!

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