ON THE ROAD USA: DA CHICAGO A NEW ORLEANS SULLA VIA DELLA MUSICA

3000 KM, 15 GIORNI, 5 STATI USA, DUE STRADE ICONICHE E TANTE LEGGENDE DELLA MUSICA : ECCO IL MIO ITINERARIO ON THE ROAD DA CHICAGO A NEW ORLEANS PASSANDO PER LA ROUTE 66 E LA BLUES HIGHWAY

Musica e silenzio, due opposti che si alternano e al tempo stesso si attraggono in questo lungo viaggio on the road  made in Usa, dagli stati del midwest fino al profondo sud.

Il lungo silenzio che avvolge gli sterminati campi dell’Illinois e del Tennessee, interrotto dalle melodie che fuoriescono degli honky tonky su Broadway a Nashville.

Il silenzio delle paludi della Louisiana contrapposto agli squilli di trombe dei musicisti di strada di New Orleans.

Ed ancora la quiete del maestoso fiume Mississippi che si fonde con le malinconiche note blues, nate proprio nelle piantagioni attorno al suo delta.

Un viaggio on the road che ci porta a scoprire realtà differenti, ma tutte accomunate da un unico elemento che acquisisce diverse sfumature man mano che maciniamo i chilometri: la musica.

Come se quella strada da percorrere dall’inizio alla fine, diventasse la puntina di un giradischi che suona prima il country, poi il blues, il rock and roll ed infine il jazz.

Dopo questa doverosa premessa, voglio raccontarvi il mio itinerario di due settimane da Chicago a New Orleans alla scoperta della musica, ma soprattutto della vera America.

ITINERARIO DA CHICAGO A NEW ORLEANS: LE TAPPE

1° giorno: Chicago >Dwight> Bloomington, Illinois

Arrivo nel pomeriggio all’aeroporto O’Hare di Chicago e ritiro dell’auto a noleggio pressi i banchi della Alamo. Subito partenza in direzione di Bloomington ( Illinois), seguendo la Interstate 55 che corre parallela alla vecchia Route 66 (nel tratto tra Saint Louis e Chicago).

Durante il percorso incrocerete diversi villaggi che richiamano le atmosfere della Mother Road: io ho scelto di fare una breve sosta a Dwight, giusto in tempo per vedere il lunghissimo treno merci attraversare il centro del paese, accompagnato dal tipico suono di avviso del passaggio del convoglio.

La scelta di fermarsi per la notte a Bloomington è puramente logistica: la cittadina non offre molto, ma è un buon compromesso per raggiungere il giorno dopo Saint Louis senza fare troppo chilometri e concedendosi anche delle tappe intermedie.

2° giorno: Bloomington>Atlanta> Springfield> St. Louis

Dopo una colazione a suon di pancakes e sciroppo d’acero, si parte di prima mattina alla volta di Springfield (una delle tante in Usa), la città di Abraham Lincoln.

Lungo il tragitto breve sosta ad Atlanta, sempre sulla vecchia Route 66, per immaginarsi i tempi in cui cittadine come questa vivevano la loro gloria proprio grazie al passaggio di questa strada.

Dopo un po’ di malinconia in ricordo dell’America che fu, si arriva a Springfield e qui è d’obbligo dedicare almeno un paio d’ore alla visita del Lincoln Home National Historic Site, un sito storico che comprende la dimora di Lincoln prima di diventare presidente e i quattro piccoli quartieri che la circondano. Un viaggio attraverso la storia americana e la vita di uno dei presidenti più importanti degli Stati Uniti. Oltre alla casa e al quartiere, per approfondire la sua figura è anche possibile visitare l’Abraham Lincoln Presidential Library and Museum. Personalmente per motivi di tempo, ho scelto di visitare solo il primo sito.

In tarda mattinata si prosegue il viaggio e dopo circa un’oretta e mezza si giunge a St. Louis, capitale del Missouri. Avendo a disposizione solo una mezza giornata per farsi un’idea della città, la scelta ricade sui luoghi di interesse principali e tra questi c’è ovviamente il Gateway Arch, l’enorme arco simbolo della città.

Impossibile non cedere alla tentazione di salire (nonostante i 16$ del biglietto e le mie vertigini) per godersi il panorama dall’alto. Unica nota dolente la salita attraverso delle strette e chiuse capsule sferiche che trasportano al max 4 persone. Se state molto male negli spazi chiusi, valutate seriamente se è il caso di fare quest’esperienza.

Oltre all’arco e al bellissimo parco che lo ospita sulla riva del fiume, a downtown non c’è molto altro da fare, quindi nel pomeriggio dirigetevi verso la zona di Delmar Loop. Questo è il quartiere con la St. Louis Walk of fame, una strada di circa 1 km costellata di negozi di vinili, strumenti musicali, locali e memoriali dedicati alle icone del passato come Chuck Berry e Miles Davis. Inutile dire che tra un negozio di dischi e l’altro, il pomeriggio è volato.

Potete concludere la vostra giornata a St. Louis cenando in uno dei tanti locali presenti in questa zona, tra i quali spicca lo storico Bluberry Hill, dove Chuck Berry era solito fermarsi per pranzo.

3° giorno: St. Louis >Metropolis> Nashville

Per spezzare le circa 300 miglia che separano St. Louis da Nashville, tra immense distese di campi coltivati e foreste, ho scelto una tappa intermedia. Questa volta nessun sito storico, solo un po’ di sana e ignorante cultura pop: siamo a Metropolis, una cittadina di 6500 anime (anche se a me sembrava deserta..) in Illinois che grazie ad un accordo con la DC  è stata ufficialmente riconosciuta come città di Superman. Qui annualmente si tiene un raduno di fan che attira migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

Vi basterà una mezz’oretta per scattare qualche foto davanti alla gigantesca statua alta più di 5 metri e farvi un giro nello store tutto dedicato agli eroi della DC Comics. Se invece siete dei veri appassionati, non perdetevi il museo.

Nel tardo pomeriggio si arriva a Nashville, capitale del Tennessee, nonché la mecca della musica country. Per capire subito di che pasta è fatta Nashville, recatevi a Broadway, la via principale del centro. Avete presente la tipica atmosfera da festa di addio al celibato? Ecco, la prima sensazione che ho avuto è stata questa. Musica live in ogni dove, gente festante, tante luci al neon e persino un bar ambulante che si sposta grazie alle pedalate dei clienti che nel mentre cantano e bevono. Nashville mi ha accolto così, con tutta l’allegria che la contraddistingue.

4° giorno: Nashville

Dopo le baldorie della prima sera, è il momento di fare i seri per andare alla scoperta di quello che la città offre. Dedicate tutta la prima parte della giornata alla visita della Country Music Hall of Fame, il tempio della musica country e non solo, dove perdersi tra cimeli, abiti, strumenti musicali e molto altro di quello che non è solo un genere musicale, ma un vero e proprio stile di vita.  Insieme al ticket d’ingresso potete acquistare anche la visita agli RCA Studio B, i mitici studi di registrazione utilizzati da gente del calibro di Elvis Presley e Johnny Cash per scoprire storia e aneddoti dei grandi della musica.

Nel pomeriggio vi consiglio invece di avventurarvi alla caccia dei numerosi murales sparsi sugli edifici della città. Alcuni sono davvero bellissimi e fanno parte di un interessante progetto di riqualificazione delle periferie.

LEGGI ANCHE–>>COSA VEDERE A NASHVILLE IN DUE GIORNI

5° giorno Nashville – Leiper’s Fork – Memphis

Lasciata Nashville di prima mattina, si segue la strada verso lo stato del Mississippi, ma anche in questo caso sul  tragitto, tra un ranch e l’altro, c’è un posto che attira la mia attenzione: Leiper’s Fork. Si tratta di un piccolo villaggio rurale fondato dai pionieri nella contea di Williamson nel Tennessee. Ad accogliervi le auto usate nel telefilm Hazzard poste sul ciglio della strada e tanti  graziosi negozi d’artigianato e gallerie d’arte. Imperdibile la colazione vecchio stile nello storico locale Country Boy, tipica tavola calda del sud.

Dopo questa breve ma intensa sosta, è il momento di riprendere il viaggio verso Memphis seguendo la panoramica Natchez Trace Parkway, la lenta strada che riprende l’antico tracciato indiano tra le foreste del Tennessee e che collega Nashville a Natchez.  Vi allungherà il percorso di un po’ di km, ma ne vale davvero la pena visto che il paesaggio fuori dal finestrino è davvero suggestivo.

6° giorno: Memphis

La giornata dedicata a Memphis è trascorsa rendendo omaggio a due grandi personaggi che hanno incrociato il loro destino con questa città: Elvis Presley e Martin Luther King.

La mattina si fa tappa agli Sun Studios, dove Elvis iniziò la sua carriera e poi a Graceland, la famosa dimora del re del rock situata all’interno di un parco a tema che inizialmente potrebbe spiazzare il visitatore meno avvezzo ai luoghi prettamente turistici. In questo articolo vi spiego perché, nonostante le apparenze, Graceland è imperdibile.  Calcolate tra la visita alla casa e quella delle esposizioni esterne almeno tre ore buone.

Dopo pranzo invece è ora di raggiungere un altro luogo simbolo della recente storia americana: il Lorraine Motel, l’albergo dove venne assassinato Martin Luther King.

Oggi del motel rimane solo la camera 306, riconoscibile anche dall’esterno per la corona di fiori posta sul balcone nel punto esatto dove avvenne l’omicidio. La stanza, rimasta come era da allora, è visitabile solo alla fine del percorso dell’interessantissimo National Civil Right Museum, dove è possibile ripercorrere la lotta per i diritti civili sostenuta dalla comunità afroamericana negli anni.

Verso il tramonto fate una passeggiata nel parco che costeggia il fiume Mississippi e poi al calar del buio recatevi per cena sulla famosa Beale Street per assaggiare i tipici piatti del sud ed ascoltare musica live in uno dei tanti locali presenti lungo il viale: tra i migliori segnalo  il B.B. King Blues Club e il Rum Boogie Cafè.

7° giorno : Memphis >Rosedale> Clarksdale

E’ il momento di lasciare Memphis per avventurarsi nel profondo sud, seguendo la US Route 61, la Blues Highway, che scorre parallela al fiume Mississippi, tra campi coltivati ed immense paludi.

Prima tappa il Gateway to the Blues a Tunica: un piccolo ma intrigante centro visitatori dove informarsi su eventuali concerti e visitare il piccolo museo annesso. E’ qui che parte il mio Mississippi Blues Trail, il percorso creato nel 2006 dalla Blues Commission per identificare i luoghi principali e i siti storici del blues (ogni tappa è marcata da dei markers di colore blu).

Se volete scoprire i luoghi della musica dimenticatevi le Interstate a scorrimento veloce e seguite il percorso lento, non ne rimarrete pentiti.

La giornata prosegue sempre in auto attraversando villaggi, fattorie e cimiteri semi abbandonati a bordo strada, fino a raggiungere all’ora di pranzo Rosedale. Qui ha sede il White Front Cafè, minuscolo locale spartano dove la proprietaria vi servirà praticamente l’unico piatto sulla lista, i tamales più buoni degli Stati Uniti (non lo dico mai, ma guide internazionali) come se foste nella sua cucina di casa.

Non scorderò mai quella sensazione di imbarazzo misto entusiasmo data dal fatto di pranzare in un luogo del genere, accompagnati dallo sguardo dell’unico cliente oltre noi, un signore di colore fiero del suo cappello da cowboy che probabilmente si starà chiedendo  ancora oggi che diavolo ci facessimo lì.

I tamales sono degli involtini di carne cotti avvolti nella foglia della pannocchia: un piatto messicano, importato dai migranti che lavoravano nei campi, decantato anche nelle canzoni del bluesman Robert Johnson. Forse uscirete da lì con più fame di prima, ma non potete perdervi quest’esperienza mistica.

Ci sono poi altri due posti che meritano assolutamente una sosta : la Dockery Farm, la fattoria dove si pensa si nato il genere blues ed il Po Monkey, un blues club, in attività fino a qualche anno fa, allestito in una  sorta di baracca dispersa tra le paludi.

Verso l’ora del tramonto si arriva a Clarksdale, patria del Delta Blues e paese natale di Sam Cook.

A Clarksdale si trova anche il famoso Devil’s Crossroad, l’incrocio dove secondo la leggenda Robert Johnson vendette l’anima al diavolo per diventare un grande chitarrista blues. Se devo essere sincera, l’incrocio, contrassegnato da due chitarre incrociate sulla cima di un palo, deve aver perso un po’ del famoso fascino visto che oggi la strada è piuttosto trafficata e modernizzata.

Un must invece è passare la serata al Ground Zero Music Club, il locale di Morgan Freeman mangiando pomodori verdi fritti e ascoltando ovviamente musica blues suonata dagli artisti locali.

8° giorno: Clarksdale> Vicksburg> Natchez

Sempre per stare sul pezzo, la mattina seguente mi sono impegnata nella ricerca delle tre tombe di Robert Johnson! Già perché il luogo della sua vera sepoltura rimane tutt’oggi un mistero. Un’altra leggenda che lo interessa narra infatti che il musicista venne assassinato a soli 27 anni da un marito geloso e seppellito nelle campagne del Mississippi in luogo non ben precisato. Dopo anni di ricerche da parte degli appassionati sono state individuati tre posti che potrebbero accogliere le sue spoglie ed oggi sono tutte meta di pellegrinaggio da parte dei fan.

Dopo aver scovato, indirizzi alla mano (Little Zion Church a Greenwood – Payne Chapel Church a Itta Bena – Mount Zion Church a Sidon), anche l’ultima delle sue lapidi in questo macabro tour dei cimiteri, si parte per raggiungere Vicksburg, cittadina che fu sede di un’importante battaglia della guerra di secessione. Giusto il tempo di pranzare, fare una veloce visita al sito storico ed è già il momento di risalire in auto direzione Natchez.

Ad attendermi una guesthouse destinata a rimanere tra gli annali delle sistemazioni: il Gardensong BnB. Una casa tipica dei primi del Novecento graziosamente arredata nella quale verrete accolti e coccolati da Dan, il poliedrico host (è uno scrittore, musicista ed è stato persino sindaco).

Dopo aver esplorato la casa, dedicate il tardo pomeriggio a fare una passeggiata tra le vie di Natchez: la cittadina non offre molto se non le bellissime ville coloniali e il fantastico lungofiume dove godersi il tramonto.

Per cena, se volete farvi una scorpacciata di pesce fritto o di po-boys (panini imbottiti con pesce a scelta, lattuga,pomodori e salsa) vi consiglio l’ottimo Roux 61 Seafood and Grill.

9° giorno: Natchez> New Orleans

Dopo aver fatto un’eccellente colazione, una chiacchierata con Dan ed aver ascoltato il suo omaggio al pianoforte in onore dell’Italia, è giunta l’ora di riprendere il cammino alla volta della prima delle due piantagioni previste per la giornata: la Myrtles Plantation di Francisville.

Una dimora storica ferma nel tempo, immersa in un giardino stupendo che potrete esplorare grazie ad una visita guidata molto interessante condita da un pizzico di mistero. Pare infatti che la casa, sia infestata da oscure presenze ed anche se non credete ai fantasmi, di macabro ci sono per certo i drammi della schiavitù che l’hanno interessata.

Nel primo pomeriggio è il turno della seconda piantagione, situata a Vacherie, dopo aver scavallato il confine con la Louisiana: si tratta di Oak Alley, forse una delle più famose al mondo grazie alla presenza di uno scenico viale con enormi querce secolari. Molto interessante è anche la visita alla parte ricostruita che mostra dove alloggiavano gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.

10°giorno: New Orleans

Ed eccoci arrivati in quella che tra tutte è sicuramente la città più europea di questo viaggio: New Orleans. Il primo giorno è  tutto dedicato alla scoperta del French Quarter con i suoi palazzi merlettati e quell’atmosfera in bilico tra il bohèmienne e il voodoo style.

Assolutamente da fare :

  • visitare la cattedrale di San Luigi e l’adiacente Jackson Square, ricca di artisti di strada
  • ammirare i balconi di ferro battuto a Royal Street e Charles Street
  • comprare qualche cianfrusaglia al French Market
  • ascoltare musica live nei localini di Frenchmen Street
  • merenda con i bignet al Café du Monde oppure al Café Beignet
  • assaggiare i piatto tipici della tradizione creola come la Jambalaya o il Gumbo
  • finire la serata con un buon cocktail in mano sulla casinara Bourbon Street

11° giorno: New Orleans

Un altro quartiere che caratterizza New Orleans è il  Garden District con le sue bellissime dimore storiche e l’inquietante cimitero di Lafayette, dove le vecchie lapidi appaiono spesso divelte dall’abbassamento del terreno o dalle radici degli alberi.

Dopo questa lunga passeggiata mattutina è l’ora di avventurarsi nel bayou, le paludi della Louisiana, per l’avvistamento dei coccodrilli. Potete prenotare con diverse agenzie che gestiscono il tour: io ho scelto Airboat Adventures che vi permette di scegliere se salire su una barca più grande o su quelle piccole da 6/7 persone (consigliata).

Lo scenario è davvero incredibile e la quantità di alligatori visti ha ben ripagato il prezzo non proprio economico della gita. Se non siete paghi di coccodrilli, potete sempre ordinarli al tavolo della cena : in moltissimi ristoranti la loro carne appare sul menù.

12° giorno: New Orleans> Chicago

Giornata di viaggio per raggiungere Chicago in aereo da New Orleans (con scalo ad Atlanta), dopo aver restituito l’auto a noleggio.

13° giorno: Chicago

Giunti nella metropoli del midwest, si va in avanscoperta nella downtown di Chicago per vedere:

  • il centralissimo quartiere Loop con la metro sopraelevata
  • il Chicago River, navigabile con un giro in battello
  • i maestosi grattacieli come l’ Hancock Building e la Tribune Tower
  • The Magnificent Mile, il lungo viale pieno di negozi e hotel di lusso
  • Millenium Park con le sue opere futuristiche tra le quali il celebre Cloud Gate

14° giorno : Chicago

La mattinata parte subito in grinta con la salita alla Willis Tower per fare un po’ di foto dall’alto e provare l’ebbrezza del famoso skydeck ( la capsula trasparente che sporge dal grattacielo) .

Pomeriggio tutto all’insegna del relax, in vista del viaggio di ritorno, con passeggiata rigenerante al Lincoln Park che ospita tra le altre cose uno zoo gratuito e sulle sponde del Lago Michigan per ammirare lo skyline dalla North Avenue Beach.

LEGGI ANCHE>> LA MIA MINIGUIDA SU CHICAGO

15° giorno: rientro in Italia

Con un po’ di tristezza si sale sull’aereo che ci riporta casa. Unica consolazione è sapere di aver fatto un viaggio desiderato da tanto che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.

SOUNDTRACK: BLUES MAN – BB KING

 

 

 

 

 

 

Comments

  1. Daniele & Marilena Rispondi

    Meraviglioso questo on the road con arrivo a New Orleans sulle ali della musica!!!
    Come al solito le immagini e la colonna sonora scelta rendono i tuoi racconti ancora più emozionali!!!

    • Nicoletta Rispondi

      Grazie ragazzi! Un viaggio meraviglioso e non potevo non impegnarmi:))

  2. Elena Rispondi

    Caaaaaavoli, che enorme dose di invidia stai ricevendo da me in questo momento!!! Non ne hai idea! E’ uno dei miei pallini da sempre questo viaggio on the road che spacca l’America in 2 parti….e, per usare un gergo giovanile, CHE SPACCA come viaggio in sè! Complimenti! Che voglia!

  3. Marilù Rispondi

    Cara Nicoletta, da amante della musica anche io ho ipotizzato più volte questo viaggio😍che sono sicura prima o poi faremo. Mi piace tanto il modo in cui hai scritto l’articolo avrò vita facile con l’itinerario quando servirà 😊

  4. Fabio Rispondi

    Un articolo super dettagliato e un viaggio indimenticabile. Questo itinerario va assolutamente salvato perché hai fatto un gran bel lavoro! Brava Nicoletta! 🙂

  5. Anna Rispondi

    Mi piace un sacco questo itinerario! Davvero un’ispirazione per scoprire gli USA e mi sembra anche molto adatto ad un viaggio in famiglia.

  6. Elina Rispondi

    Questa guida è perfetta per chi come me vorrebbe fare un giro del genere, in 15 giorni hai visto davvero tanti luoghi stupendi! Prenderò in considerazione ogni tua parola 🙂

    • Valentina Rispondi

      Ammetto di non essere una grande appassionata di musica ma questo itinerario lo vorrei fare eccome! In 15 giorni siete riusciti a vedere tante città interessanti, a partire da Chicago, che mi ispira tantissimo. Anche New Orleans non dev’essere affatto male 🙂

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